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Anna Valeria Frigerio

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Il dubbio

Il valore del dubbio

Dubitare non è debolezza: è la porta da cui entra ogni domanda che conta.

Per molto tempo ho pensato che crescendo avrei trovato delle certezze. Credevo che, con il passare degli anni, poco alla volta, ogni cosa avrebbe trovato il suo posto. Da bambina mi immaginavo l’età adulta come un territorio stabile, fatto di risposte chiare e di convinzioni solide.

Ovviamente crescendo è successo esattamente il contrario. Più passa il tempo, più mi accorgo che il dubbio non è un ostacolo. È uno spazio. Quel luogo in cui le cose possono ancora trasformarsi.

Nei miei romanzi i personaggi raramente sanno quale strada prendere, anzi, spesso sembrano fare un passo avanti e due indietro. Cambiano idea, si contraddicono, si illudono di aver capito per poi scoprire che la realtà è più complessa di quanto immaginassero.

Qualcuno potrebbe leggerlo come un segno di debolezza. Io lo considero profondamente umano.

Penso che il dubbio ci tenga vivi. È ciò che ci permette di osservare una situazione da prospettive diverse, ascoltare chi abbiamo davanti e persino mettere in discussione l’immagine che abbiamo di noi stessi.

Anche la scrittura nasce dal dubbio. Se avessi già tutte le risposte, probabilmente non sentirei il bisogno di raccontare una storia. Scrivo proprio perché ci sono domande che continuano ad accompagnarmi: cosa rende un incontro davvero significativo? Perché alcune persone ci cambiano profondamente e altre passano senza lasciare traccia? È il tempo che trasforma le ferite oppure siamo noi a trasformarle? Ogni cosa che scrivo è il tentativo di restare accanto a queste domande senza avere fretta di risolverle.

Viviamo in un tempo che premia le opinioni nette, sembra quasi che cambiare idea sia un segno di incoerenza. Io penso invece che sia un segno di ascolto. Le persone che ammiro di più sono quelle capaci di dire: “Non lo so. Sto ancora cercando di capirlo.”

Forse il dubbio non è l’opposto della conoscenza. Forse ne è l’inizio.