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Anna Valeria Frigerio

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Ascolto

Il valore del non detto

Non tutto ciò che conta può essere pronunciato. Alcuni legami continuano a parlarci proprio attraverso il silenzio.

Per molto tempo ho creduto che comprendere una relazione significasse riuscire a darle un nome, ne sentivo quasi l’esigenza. Pensavo che ogni legame, prima o poi, dovesse trovare una definizione, che ogni silenzio aspettasse soltanto il momento giusto per trasformarsi in parole.

Oggi non ne sono più così sicura, anzi, più osservo le persone, più mi accorgo che ciò che le trasforma davvero raramente coincide con ciò che si dicono.

Esiste una parte delle relazioni che rimane nascosta, non necessariamente perché qualcuno stia mentendo, ma perché ho imparato che non tutto è dicibile.

Ci sono emozioni, ad esempio, che nel momento stesso in cui proviamo a raccontarle, perdono qualcosa, sembra quasi che diventino più piccole, più razionali, quasi addomesticate. Eppure, dentro di noi, erano molto di più.

È per questo che il non detto mi ha sempre incuriosita e non è un vuoto ma uno spazio in cui accadono cose che spesso nemmeno comprendiamo mentre le stiamo vivendo.

Siamo spesso portati a pensare che una conversazione finisca quando smettiamo di parlare, ma, se ci pensiamo bene, non è così e molte conversazioni iniziano proprio lì, continuando nel silenzio, nei giorni successivi e soprattutto dentro di noi.

Le frasi che ricordiamo per anni non sono sempre quelle che abbiamo ascoltato, a volte sono proprio quelle che nessuno ha pronunciato, ma non perché ce le siamo immaginate, perché le abbiamo realmente sentite.

Quante volte ci è capitato di uscire da un incontro con la sensazione che fosse successo qualcosa di importante, pur senza riuscire a spiegare cosa? Come se il significato non fosse passato dalle parole, ma da tutto ciò che le circondava. Uno sguardo, ad esempio, un’esitazione, una domanda trattenuta o una distanza improvvisa.

Credo che il non detto abbia questo potere: costringe a partecipare. Le parole possono essere accolte passivamente, il silenzio, invece, ci obbliga a metterci qualcosa di nostro.

Forse è anche per questo che ci inquieta? Perché non possiamo limitarci ad ascoltarlo?

Dobbiamo attraversarlo. Ecco, sì.

Nei miei romanzi mi accorgo di tornare spesso su questo tema perché la vita mi sembra fatta esattamente così. Le relazioni che mi hanno cambiata non sono quelle in cui tutto è stato chiarito, anzi, decisamente il contrario, sono quelle che hanno continuato a lavorare dentro di me anche quando non stava più accadendo nulla, almeno in apparenza.

Forse il non detto non è ciò che manca a una relazione. Forse è ciò che le permette di continuare a vivere… perché alcune parole concludono, il silenzio, invece, a volte apre.