Salta al contenuto
Anna Valeria Frigerio

← Tutti gli appunti

Ascolto

Le frasi che ci restano addosso

Qualcuno ci ha detto una cosa in un pomeriggio qualunque, senza pensarci, e noi la portiamo da trent'anni.

Ci sono frasi che ci hanno cambiato la postura interiore e che chi le ha pronunciate non ricorda di aver detto. Non erano discorsi importanti, non c’era nessuna solennità intorno: qualcuno ha commentato una cosa mentre faceva altro, in cucina, in macchina, sulla porta prima di uscire, e quella frase è entrata e si è sistemata, e da lì ha continuato a lavorare per anni.

È una sproporzione che continuo a trovare impressionante. I discorsi preparati, quelli in cui qualcuno si siede davanti a noi e ci dice le cose importanti, quasi mai lasciano un segno: li ascoltiamo, li archiviamo, li dimentichiamo. Le frasi che restano arrivano sempre di lato, quando non ci stiamo difendendo, e proprio per questo entrano senza incontrare resistenza. Nessuna porta era chiusa perché nessuno aveva annunciato di voler entrare.

Ho l’impressione che ognuno di noi porti con sé un piccolo repertorio di queste frasi, e che le tenga divise in due categorie senza averlo mai deciso. Ci sono quelle che ci hanno aperto qualcosa: un adulto che a dodici anni ci ha detto che eravamo bravi in una cosa specifica, e da lì abbiamo costruito mezza vita; qualcuno che ci ha nominato una qualità che non sapevamo di avere e che, per il fatto stesso di essere stata nominata, ha cominciato a esistere. E ci sono quelle che ci hanno chiuso qualcosa: un giudizio buttato lì con leggerezza, una battuta su di noi in mezzo agli altri, una frase detta senza cattiveria e mai ritirata, che è diventata un divieto che ci portiamo dietro senza più sapere da dove venga.

La cosa più curiosa è che non hanno bisogno di essere vere per funzionare. Una frase detta di sfuggita da una persona che ci contava, nel momento in cui eravamo abbastanza aperti da riceverla, produce effetti per decenni indipendentemente dalla sua esattezza. E siccome nessuno ci ha mai spiegato che si può licenziare una frase, molti adulti perfettamente lucidi continuano a obbedire a una sentenza pronunciata a un tavolo da pranzo nel 1990 da qualcuno che stava pensando ad altro.

Da quando me ne sono resa conto sto molto più attenta a quello che dico, soprattutto ai ragazzi, e non per timore reverenziale: per aritmetica. Le probabilità che una nostra frase qualunque diventi una di quelle sono basse, ma le frasi che diciamo sono migliaia, e prima o poi una si sistema da qualche parte. Chi ha a che fare con persone giovani gioca ogni giorno a un gioco di cui non vedrà mai il risultato, e questo dovrebbe rendere prudenti sui giudizi e generosi sui riconoscimenti, perché costano uguale.

C’è poi il lavoro inverso, che è quello che mi ha impegnata di più negli ultimi anni: andare a cercare le frasi che porto e chiedermi chi le ha dette. Non è un esercizio di rancore, e non serve a dare la colpa a qualcuno; serve a distinguere le convinzioni che ho verificato da quelle che ho semplicemente ereditato. Alcune, guardate da adulta, si sono rivelate osservazioni ragionevoli fatte da persone che mi volevano bene e che avevano ragione. Altre erano opinioni discutibili di persone che parlavano soprattutto di sé, e che io ho preso per verità perché avevo otto anni e loro erano grandi.

Nella scrittura questo meccanismo è tutto. Un personaggio non si costruisce con la descrizione, si costruisce con quello che gli è stato detto: quali frasi ha ricevuto, quali si porta dietro, a quali obbedisce senza saperlo. Quando una figura non funziona, quasi sempre è perché non so ancora cosa le hanno detto e quando.

Resta una cosa che trovo consolante. Se una frase detta per caso ha potuto chiudere una porta, un’altra frase, detta al momento giusto, può riaprirla. Mi è capitato di ricevere una osservazione minima, apparentemente insignificante, che ha sciolto qualcosa che era fermo da anni; e mi è capitato, molto più tardi, di sapere da qualcuno che una cosa che avevo detto senza pensarci l’aveva accompagnato per tutto un periodo difficile. Non me la ricordavo.

Portiamo tutti addosso le parole di qualcun altro. L’unica libertà che ci resta è decidere quali continuare a portare.