Le persone che arrivano al momento giusto
Ci sono porte che non sappiamo di avere dentro. A volte basta un incontro perché qualcuno, senza accorgersene, le apra.
Ci sono incontri che, quando avvengono, sembrano assolutamente normali. Incontri qualcuno, una conoscenza come tante, pensi. S’, magari sembra persona interessante ma niente di più a la archivi tra le tante cose della vita.
Poi, senza sapere come (ma garantisco che esiste un momento preciso in cui avviene anche se raramente capiamo quando è esattamente) che quella presenza continua ad accompagnarti, sì certo, nella quotidianità ma soprattutto dentro.
Mi è successo alcuni anni fa, mi succede a volte. Non così frequentemente ma accade. L’ultima volta è successo 5 anni fa e se qualcuno mi avesse detto che quell’incontro avrebbe cambiato il mio modo di guardare le relazioni, probabilmente avrei sorriso. Anzi, ne sono certa. Perché in verità non è successo nulla di straordinario, nessun colpo di scena o qualche evento eclatante. È successo qualcosa di molto più sottile che è difficile raccontare: quella persona è diventata una domanda. All’inizio questa cosa mi infastidiva. Sono una donna che ama capire, dare un nome alle cose, trovare un filo logico e invece, per la prima volta, mi trovavo davanti a qualcosa che non riuscivo a spiegare, sembrava irrazionale.
Continuavo a chiedermi perché proprio quell’incontro avesse avuto un effetto così profondo se continuavo a tornare a quella persona per ogni cosa.
Che cosa aveva di diverso?
Per molto tempo, per anni direi, ho cercato la risposta nella persona, poi un giorno, quasi preda di un’illuminazione folgorante, ho capito che stavo guardando dalla parte sbagliata e la risposta non era in quella persona ma era dentro di me.
Quell’incontro non era arrivato per mostrarmi chi fosse l’altro ma per mettermi davanti a uno specchio e mostrarmi qualcosa che non avevo ancora visto di me stessa.
È stata una scoperta tanto semplice quanto spiazzante e più mi avvicinavo, più passavo tempo con questa persona, più osservavo i suoi comportamenti, più mi rendevo conto che osservavo anche me.
Credo che, molto spesso, incontriamo le persone pensando di dover conoscere loro, in realtà, alcune arrivano perché siamo noi ad avere bisogno di conoscerci meglio e da quel momento, infatti, ho iniziato a guardare gli incontri in modo diverso.
Ho smesso di chiedermi: «Che ruolo avrà questa persona nella mia vita?» e ho invece iniziato a domandarmi: «Che cosa sta risvegliando dentro di me?» La differenza è enorme, ho cambiato prospettiva e anche modo di porre la domanda.
Ci sono incontri che ci entusiasmano, altri ci mettono profondamente in crisi, altri ci costringono perfino ad accettare che non tutto può essere spiegato o controllato eppure, proprio quelli che ci destabilizzano sono spesso quelli che ci trasformano di più.
Non ho mai creduto più che le persone entrassero nella nostra vita per caso e con il passare del tempo, delle esperienze, delle conoscenze, posso esserne più che certa. Sono profondamente convinta che ogni incontro, seppur apparentemente insignificante, abbia un significato, anche quando ci sfugge. Non sempre è quello che avremmo desiderato e non sempre coincide con ciò che avevamo immaginato. Perché sì, poi, ad un certo punto, l’immaginazione viaggia e partiamo per mondi immaginari con questa persona… che però, ci rimette immediatamente con i piedi per terra.
Se mi guardo indietro, mi accorgo che nessuna delle persone davvero importanti tutt’ora nella mia vita, non è arrivata per riempire un vuoto ma per aprire una porta e mostrarmi qualcosa su di me.
Alcune sono rimaste ed esiste ancora un legame molto stretto, altre hanno proseguito il loro cammino in direzioni diverse da quella verso cui camminavo io ma la porta è rimasta aperta e, ogni volta che attraverso di nuovo quella soglia, mi rendo conto che il dono più grande di quell’incontro non è stato conoscere quel qualcuno ma è stato iniziare, finalmente, a conoscere un po’ di più me stessa.