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Anna Valeria Frigerio

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Dietro le pagine

Perché amo i personaggi incompleti

I personaggi più veri non sono quelli che hanno tutte le risposte, ma quelli che continuano a cercarsi. Proprio come noi.

I personaggi che mi affascinano di più sono quelli che non si lasciano definire fino in fondo. Non mi interessano gli eroi impeccabili, né le persone che sembrano avere sempre una risposta. Mi incuriosiscono, invece, quelli che esitano, si contraddicono, cambiano idea, prendono una strada diversa da quella che sembrava già scritta. Quelli che, proprio come accade nella vita, continuano a cercarsi.

Quando comincio a scrivere, raramente conosco davvero i miei personaggi. Ne percepisco una presenza, una voce, qualche gesto. Il resto arriva lentamente. A volte sorprendono perfino me, ed è proprio in quei momenti che capisco che stanno diventando vivi.

Mi chiedono spesso se siano ispirati a persone reali. La risposta è sì, ma mai nel modo in cui si potrebbe immaginare. Non esiste quasi mai una persona che diventa un personaggio, esistono, piuttosto, tanti frammenti raccolti lungo il cammino: un modo di sorridere, una pausa prima di rispondere, un’espressione che ritorna sempre uguale. Il gesto con cui qualcuno si sistema una ciocca di capelli, muove le mani mentre parla, si avvicina oppure si ritrae senza nemmeno accorgersene.

Mi piace molto osservare le persone, non per raccontare loro, ma per capire ciò che affiora nei piccoli dettagli. Le parole possono essere scelte, i gesti, molto meno. Raccontano esitazioni, fragilità, entusiasmi, paure, dicono qualcosa di noi ancora prima della voce. Poi, mentre scrivo, quei frammenti riemergono. Si incontrano con altri ricordi, con l’immaginazione, con esperienze vissute o soltanto intuite, si mescolano fino a dare vita a qualcuno che non esiste e che, proprio per questo, finisce per essere vero.

Credo che un personaggio troppo spiegato perda qualcosa della sua vitalità. Se conosciamo già ogni sua motivazione, ogni pensiero, ogni reazione, smette di sorprenderci, è come se avesse già esaurito tutto ciò che poteva raccontare.

Le persone, però, non funzionano così. Siamo fatti di contraddizioni, di cambiamenti, di parti che nemmeno noi comprendiamo del tutto. Ci trasformiamo con il tempo, con gli incontri, con le perdite, con il dolore, con ciò che scegliamo e con ciò che ci accade. Perché i personaggi dovrebbero essere diversi? Per questo, nei miei romanzi, preferisco lasciare qualche spazio aperto. Non tutto viene spiegato, non tutto trova una risposta, alcune sfumature rimangono volutamente in silenzio, perché è proprio lì che il lettore può entrare con la propria esperienza. A pensarci bene anche nella vita ricordiamo le persone così… quella luce negli occhi, quel profumo particolare, quella frase rimasta sospesa, quel sorriso. Il modo in cui qualcuno ci ha guardato l’ultima volta.

In Mrs Moon e in La mia Itaca ci sono personaggi che continuano a custodire una parte di sé. Non è un mistero costruito per creare suspense ma semplicemente il modo in cui li sento più vicini alla realtà. Mi piace pensare che un personaggio non debba essere completamente compreso, ma riconosciuto perché i personaggi che ci accompagnano più a lungo sono quelli che non finiscono con il libro ma quelli che continuano a raccontarsi, in silenzio, ogni volta che, senza sapere bene perché, ci tornano alla mente.